Direttore Responsabile Roberto Grossiin stampa dal 1989online dal 2005
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Lunedì 12 Ottobre - Aggiornato alle 00:07
Lunedì 12 Ottobre Aggiornato alle 00:07
in primo piano
EuropaCronaca
Oggi, 00:03
Il Nobel per la Pace è andato alla giurista che ha accusato Israele di genocidio
Stefano Baudino
Per una volta, il Premio Nobel per la Pace sembra andare in direzione opposta ai desiderata di Washington e dei suoi alleati. A vincere l’edizione 2026 è infatti una figura particolarmente sgradita a Israele: Navanethem «Navi» Pillay, 85 anni, giurista sudafricana che ha dedicato la propria vita alla difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. Nel settembre 2025, alla guida di una commissione d’inchiesta indipendente istituita dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU, aveva accusato Tel Aviv di aver commesso un genocidio nella Striscia di Gaza. La decisione del Comitato norvegese ha scatenato la durissima reazione del governo israeliano, secondo cui il riconoscimento avrebbe legittimato «la più grande menzogna del XXI secolo». Nata il 23 settembre 1941 in un sobborgo povero di Durban, da famiglia di origine indiana tamil, la vincitrice del Nobel Pillay ha subito l’apartheid fin dagli anni universitari. Per trent’anni, da avvocata, ha difeso gli attivisti anti-apartheid, Nelson Mandela compreso. È stata la prima donna non bianca a sedere come giudice nell’Alta Corte sudafricana, poi giudice e presidente, dal 1999 al 2003, del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Lì, nel processo a Jean Paul Akayesu, arrivò la prima condanna per genocidio di una corte internazionale. Successivamente ha lavorato come giudice della Corte penale internazionale e, dal 2008 al 2014, come Alta Commissaria ONU per i diritti umani. L’anno scorso, alla guida della Commissione d’inchiesta internazionale indipendente dell’ONU sui territori palestinesi occupati (organismo che non parla a nome dell’intera istituzione), Pillay ha firmato il rapporto, pubblicato il 16 settembre, secondo cui Israele ha commesso «quattro dei cinque atti genocidari» previ
EuropaInterventi
Oggi, 00:03
Case non più case. Città non più città
Elena Granata
Maricarmen Abascal aveva ottantasette anni ed era nata, quasi letteralmente, dentro la sua casa. Vi ha abitato per settant’anni, pagando l’affitto e le bollette, costruendo in quelle stanze la trama minuta della sua vita. Il 23 settembre, sfrattata, è uscita in barella, fra gli agenti in assetto antisommossa e le centinaia di persone che avevano tentato di impedire lo sgombero, dopo pochi giorni è morta. La società che aveva acquistato l’alloggio le aveva proposto un nuovo canone: da circa cinquecento a milleseicento euro. Una proposta inaccettabile. Il suo caso ha riempito Puerta del Sol di tende e di persone, ha costretto il governo Sánchez a varare due decreti contro gli sfratti delle persone vulnerabili e gli abusi negli affitti temporanei. È una “questione di umanità” – ha dichiarato lo stesso Sánchez – spostando la questione dal campo della politica a quella dei valori. Ma la questione è politica e di governo. Il caso Maricarmen rende visibile che la crisi abitativa non colpisce soltanto chi cerca oggi una prima casa, gli studenti, i giovani precari o le famiglie appena formate. Raggiunge anche chi ha abitato lo stesso quartiere, lo stesso pianerottolo, la stessa stanza per un’intera esistenza. Al dramma di chi non riesce ad accedere alle città, si aggiunge quello di chi non può rimanervi. Non si tratta di un’emergenza, men che meno di una nuova emergenza, siamo davanti a una torsione radicale e strutturale dell’abitare: le case - e quindi le città - hanno cambiato mestiere. Sono diventate alloggi turistici, seconde case tenute come riserva di valore, appartamenti per soggiorni temporanei, studentati gestiti come prodotti finanziari, residenze di lusso, immobili acquistati per essere rivenduti o messi a rendimento. Restano case nel
Valle PelignaPremi
Oggi, 00:03
Il vernissage della 53ª edizione del "Premio Sulmona" si terrà sabato 17 ottobre alle ore 11:00
Redazione
Pescara e ProvinciaEventi
Oggi, 00:02
Open Day all'A.M.A. By Blue Notes di Alessandra Dambra: la musica protagonista a Cepagatti
Alessandra Renzetti
ItaliaInterventi
Oggi, 00:03
Anche tra le mura di casa c’è una strage
Redazione
Tra le mura di casa continua a consumarsi una strage silenziosa di cui nessuno parla. L’«Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro, curato da Carlo Soricelli, lancia un allarme e rivolge un appello pubblico e formale al ministro della Salute, professor Orazio Schillaci. Dall’inizio dell’anno a oggi, le rilevazioni dell’«Osservatorio» contano già 89 morti per infortunio domestico. Una vera e propria emergenza invisibile che spesso cancella intere famiglie lontano dai riflettori della cronaca e del dibattito politico. «La sicurezza è un principio unico e inscindibil
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L’Eucarestia nella Famiglia di Dio: la preghiera di Sulmona varca i confini diocesani e raggiunge l’Italia su RAI1
UCS Diocesi di Sulmona-Valva
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11 Ottobre 2026, 00:03
Mindfulness, meditazione: verità o nuovo inganno?
Emidio Grossi
AbruzzoInterventi
11 Ottobre 2026, 00:02
VERAMENTE LA SALVAGUARDIA DELLA NATURA CREA ECONOMIA?
Franco Zunino, segretario generale AIW
Valle PelignaEventi
11 Ottobre 2026, 00:02
A SULMONA LE NOTE DI ENNIO MORRICONE SI UNISCONO ALLA SOLIDARIETÀ
Antonio Ranalli
Chieti e ProvinciaLibri
11 Ottobre 2026, 00:02
"Il giallo del semaforo" di Valeria Di Felice ad Ortona
Alessandra Renzetti
ScannoPolitica
11 Ottobre 2026, 00:02
Proposte del gruppo consiliare “Scanno Futura” da inserire nel progetto SNAI